Il Sacco di Castellaneta
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L'avvenimento storico (da cui prende il nome un vico del borgo antico) scaturisce dalla contesa del Regno di Napoli tra la fine del 1400 e l'inizio del 1500: "Questo era in mano agli aragonesi quando Carlo VIII se ne impadronì. Nel 1496 Ferdinando II lasciava come suo erede al trono di Napoli Federico I suo zio. Ma contro questi si erano coalizzati Ferdinando il Cattolico, suo cugino, che allora regnava in Sicilia, e Luigi XII di Francia, entrambi pretendenti al trono di Napoli".
I due re si coalizzarono in segreto stipulando il Trattato di Granata del novembre 1500. "Federico I, ignaro del trattato, si affidò agli spagnoli ma, tradito, dovette arrendersi ai francesi nel 1501. Il regno di Napoli restò dunque facile preda dei due re e fu così spartito". Luigi XII divenne Re di Napoli e degli Abruzzi, Ferdinando il Cattolico come duca di Calabria ebbe la Puglia ed il resto del Regno.
L'accordo tra i due regnanti cadde allorquando "i francesi, padroni degli Abruzzi, pretesero il possesso della Capitanata dove era la regia dogana per la mena delle pecore che dava ottimi proventi per il fenomeno della transumanza". Per l'occasione l'esercito spagnolo aveva come capitano Consalvo Ferrante di Cordova duca di Terranova,mentre l'esercito francese era capitanato da Luigi d'Armagnac duca di Nemours, il quale occupò tutta la nostra zona, ad eccezione di Taranto, Otranto e Gallipoli. Il duca di Nemours "a Castellaneta lasciò un presidio di cinquanta, o come vogliono altri, cento soldati, che con la loro abituale sfrenatezza militare fecero molte insolenze (...).
Fu così che i cittadini irritati dal comportamento infame di questi soldati complottarono di cacciarli via e di innalzare la bandiera del re cattolico. Infatti una notte, aiutati dai soldati spagnoli che occupavano la città di Taranto, sorpresero la guarnigione francese nel sonno.
L'agguato fu così efficace, che i soldati francesi non riuscirono ad opporre nemmeno la minima resistenza all'urto popolare, tanto che furono disarmati ed addirittura spogliati delle loro vesti.
E benchè il diritto di guerra non vietasse ai cittadini di vendicare col sangue le offese subite furono generosamente allontanati dalla città con la loro vergogna. Questa aggressione avvennne nei pressi della nostra Cattedrale".
Il duca di Nemours immediatamente corse in aiuto dei francesi in fuga assediando Castellaneta "che, sgomentata dalla reazione del duca e, un pò perchè colta dalla sorpresa, e perchè priva d'artiglieria pensò di venire a patti con il nemico offrendogli migliaia di libbre d'oro.
Ma il duca di Nemours non si accontentò dell'offerta ricevuta e ne pretese tre volte tanto, con la minaccia di dare in preda alle fiamme la città". I nostri concittadini, presi dalla disperazione, ricorsero alle armi con l'aiuto di un esiguo numero di soldati spagnoli.
Durante l'assedio, tuttavia, il duca di Nemours "venne avvisato che Consalvo era uscito da Barletta per assaltare la città di Ruvo, per cui fu costretto ad accorrere in aiuto di quest'ultima, certamente più importante per i francesi, lasciando libera la nostra Castellaneta.
Per questa eroica resistenza, la città di
Castellaneta fu insignita dal re Ferdinando il Cattolico del titolo
di Fidelissima".
La vicenda qui narrata è ricordata dal Guicciardini nella sua "Storia
d'Italia".
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Testo tratto dall'opuscolo "il Sacco di Castellaneta (R)", a cura del Centro Studi FIDELISSIMA CIVITAS (C), Castellaneta 1992.
Fotografie di Vito Trisolini. Il presente servizio fotografico è di proprietà dell'autore, non è consentito l'uso dello stesso senza autorizzazione espressa.






















